Essere volontario e volontaria significa dedicare parte del proprio tempo e delle proprie energie al servizio degli altri, senza alcun obbligo e senza pretendere nulla in cambio; significa condividere attività e spazi con persone note e sconosciute.
Queste azioni creano una comunità nella quale ognuno dona le proprie competenze nell’intento di migliorare le condizioni di vita delle persone più vulnerabili, chiunque esse siano, e il più delle volte estranee, nella consapevolezza che ogni piccolo gesto e contributo, sia manuale sia economico, squarcia l’indifferenza e rappresenta l’evoluzione della società civile.
In questo contesto dal 22 al 28 settembre un’equipe di medici e volontari dell’associazione “Save a life4life ETS”, con la quale collaboriamo nella gestione del centro Day After Day in Makallé, si è recata in missione in Etiopia per verificare le condizioni sanitarie dei cardiopatici che non hanno nessun riferimento per eventuali interventi e anche dei pazienti cardioperati che vivono grazie al supporto di farmaci e viveri. Sono stati impiantati anche 10 pacemaker per altrettanti pazienti che vivono nella regione del Tigray a Makallè e Adigrat.
La missione ha verificato il nuovo generatore per emodinamica presso l’ospedale universitario Ayder di Makallé, acquistato e donato da Save a life4life, per sopperire ai gravi danni subiti dal precedente impianto a causa degli effetti della guerra civile; la piena ripresa dell’attività in emodinamica consentirà di salvare la vita a molti pazienti affetti da malattia reumatica in attesa di futuri interventi risolutivi e durevoli.
Nell’occasione sono state consegnati indumenti, scarpe e generi alimentari, per un totale di 12 valigie, ognuna del peso superiore a 18 kg.
È stata una missione di alto valore morale e professionale, con uno sforzo fisico non indifferente, in un territorio che ancora risente delle attività belligeranti tra le diverse fazioni.
In questo momento, nella regione del Tigray si fatica a trovare cibo e prodotti di prima assistenza medica, quali: guanti, bende, alcool, sapone…prima di entrare in sala operatoria ci si lava le mani con il sapone per i piatti che è molto più economico rispetto a quello specialistico (introvabile in loco).
Tuttavia, la fatica e lo sconforto svaniscono quando si nota spuntare sul volto dei tanti malati un sorriso carico di speranza…. dopo otto giorni le valigie sono tornate ma vuote, mentre lo spirito di chi ha partecipato è tornato pieno di soddisfazione per la gratitudine ricevuta dai pazienti.
Ai partecipanti alla missione va il nostro ringraziamento, al quale si associa il plauso a tutti i nostri associati e sostenitori che ci sostengono con le donazioni a diverso titolo versate, nella consapevolezza che senza un necessario supporto finanziario non sarebbe possibile realizzare quanto in breve descritto.
PS: nei prossimi mesi è prevista una nuova missione in Etiopia; per coloro che fossero interessati a vivere personalmente questa esperienza non esitate a contattarci.
A seguire alcune immagini di beni di prima necessità recapitati a fine settembre e di momenti lavorativi dell’equipe dei medici volontari.










